Vien dietro a me, e lascia dir le genti: sta come torre ferma, che non crolla già mai la cima per soffiar di venti.

Vassene il tempo e l'uom non se n'avvede.

Uomini siete, e non pecore matte.

Tre dame intorno al cuor mi son venute, e seggonsi di fore; che dentro siede Amore, lo quale è in signoria della mia vita.

Tre cose ci sono rimaste del paradiso: le stelle, i fiori e i bambini.

Siate, Cristiani, a muovervi più gravi; non siate come penna ad ogne vento, e non crediate ch'ogne acqua vi lavi.

Se mala cupidigia altro vi grida, uomini siate, e non pecore matte, sì che 'l Giudeo di voi tra voi non rida!

Sangue sitisti, e io di sangue t'empio.

Quel sol che pria d'amor mi scaldò 'l petto, di bella verità m'avea scoverto, provando e riprovando, il dolce aspetto.

Quanto ti gioverà dicere 'I' fui'.

Poscia, più che 'l dolor, poté 'l digiuno.

Poscia ch'io v'ebbi alcun riconosciuto, vidi e conobbi l'ombra di colui che fece per viltà il gran rifiuto.

Più è tacer, che ragionare, onesto.

Perché quando lo strumento dell'intelligenza si somma alla forza bruta e alla malvagia volontà, il genere umano è impotente a difendere se stesso.

Per me si va nella città dolente, per me si va nell'etterno dolore, per me si va tra la perduta gente.

Per lei assai di lieve si comprende quanto in femmina foco d'amor dura, se l'occhio o 'l tatto spesso non l'accende.

Orribil furon li peccati miei; ma la bontà infinita ha sì gran braccia, che prende ciò che si rivolge a lei.

Or tu chi se', che vuo' sedere a scranna, per giudicar di lungi mille miglia con la veduta corta d'una spanna?

Nulla addolora maggiormente che ripensare ai momenti felici quando si è nel dolore.

Non t'intrametter di cotal merda[g]lia, Ché troppo i' 'l ti por[r]ia a gran fallore.

Non sien le genti ancor troppo sicure a giudicar, sì come quei che stima le biade in campo pria che sien mature.

Non ragioniam di lor, ma guarda e passa.

Non può tutto la virtù che vuole.

Non può comprendere la passione chi non l'ha provata.

Non dee l'uomo, per maggiore amico, dimenticare li servigi ricevuti dal minore.

Non c'è nessun maggior dolore che ricordarsi del tempo felice nella miseria.

Nessun maggior dolore che ricordarsi del tempo felice ne la miseria.

Nel nostro mondo due stelle abbiamo, non li vediamo ma sentiamo bene il loro immenso potere.

Negli occhi porta la mia donna Amore, per che si fa gentil ciò ch'ella mira; ov'ella passa, ogn'om ver' lei si gira, e cui saluta fa tremar lo core, sì che, bassando il viso, tutto smore e d'ogni suo difecto allor sospira: fugge dinanzi a·llei Superbia e Ira.

Né pentere e volere insieme puossi, per la contradizion che nol consente.

Lume v'è dato a bene e a malizia.

Libertà va cercando, ch’è sì cara, come sa chi per lei vita rifiuta.

L'avea già il mio viso nel suo fitto; ed el s'ergea col petto e con la fronte com'avesse l'inferno in gran dispitto.

Lasciate ogni speranza, o voi ch'entrate.

L'amore prende posto nell'animo nobile così come il calore ha sede nello stesso fuoco.

L'amor che move il sole e l'altre stelle.

La vostra fama è come il fiore, che nasce e muore, e si secca allo stesso sole che gli ha dato vita dall'acerba terra.

La stirpe non fa le singulari persone nobili, ma le singulari persone fanno nobile la stirpe.

La bocca mi baciò tutto tremante. Galeotto fu il libro e chi lo scrisse: quel giorno più non vi leggemmo avante.

Io credo ch'ei credette ch'io credesse...

Il perder tempo a chi più sà più spiace.

I posti più caldi all'Inferno sono riservati a coloro che nei momenti di grande crisi morale mantengono la loro neutralità.

I costumi e le mode degli uomini cambiano come le foglie sul ramo, alcune delle quali vanno ed altre vengono.

Guarda il calor del sol che si fa vino, giunto dall’umor che da la vite cola.

Filosofia non è altro che amistanza a sapienza, o vero a sapere.

Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza.

Fama di lor il mondo esser non lassa; misericordia e giustizia li sdegna: non ragionam di lor, ma guarda e passa.

Esce di mano a lui che la vagheggia prima che sia, a guisa di fanciulla che piangendo e ridendo pargoleggia, l’anima semplicetta che sa nulla, salvo che, mossa da lieto fattore, volentieri torna a ciò che la trastulla.

Ed egli a me: "Se tu segui tua stella, non puoi fallire a glorioso porto, se ben m'accorsi nella vita bella".